Storia del Commercio Thienese
Il commercio thienese, una tradizione secolare
Thiene ha sempre goduto di una felice posizione geografica essendo posta all'incrocio di numerose strade di grande collegamento della Pedemontana Vicentina. Questo ha certamente favorito nel tempo il suo sviluppo economico e la sua vocazione commerciale, facendola diventare fin dal lontano medioevo punto di riferimento e luogo di scambio per i paesi circostanti. A Thiene convergevano gli abitanti delle colline, delle vallate e della pianura circostante, per contrattare, scambiare e vendere i prodotti agricoli, il bestiame, le proprie manifatture ed acquistare quanto necessario. La piazza di Thiene assume così nel corso dei secoli una funzione di incontro, di scambi e di servizi. Ma Thiene non è solo terra di commerci e, fin dal medioevo, si distingue anche per la sua vivace laboriosità artigianale, in particolare lungo la Roggia di Thiene, scavata nel 1279. In via Santa Maria Maddalena, grazie allo sfruttamento del corso d'acqua, si insediano le prime botteghe artigianali e prendono notevole impulso le arti della lana, della seta, della canapa, delle pelli; vi lavorano fabbri, falegnami, battirame e sorgono le prime filande e, lungo la roggia, vengono costruiti anche i primi mulini.
I primi mercati rurali
Forse fin dagli albori dell'anno Mille si svolgono i primi mercati rurali. Non abbiamo però una documentazione certa prima del 1259, anno in cui secondo lo storico vicentino Francesco Barbarano, Thiene fu "messa a ferro e fuoco" da Azzo VII d'Este in un giorno di mercato. Un altro mercato rurale della zona è confermato sulle colline di Sarcedo, nei pressi della chiesetta di San Pietro in Bodo, ora località "Tretti", come testimoniato in un testamento del 21 novembre 1284. Ulteriore conferma del mercato a Thiene è la presenza nel 1423 di un ospedale dei pellegrini situato nella "Contrada dell’ospedale", l'odierna via Santa Maria Maddalena, voluto dal comune perché venissero accolti i forestieri che si ammalavano nei giorni di mercato. Il mercato, a poco a poco, cresce e si sviluppa, mentre acquista particolare rilevanza quello del bestiame che si articola in ben tre piazze: la contrattazione, gli scambi e le vendite degli animali avvenivano nelle attuali Piazze Rovereto, Cesare Battisti e Chilesotti.
Il Quattrocento: un secolo d'oro
Con il passaggio del territorio vicentino sotto il dominio della Serenissima assistiamo, nel Quattrocento, ad un periodo particolarmente florido per Thiene: è il secolo degli insediamenti dei nobili vicentini Porto, Pajello, Thiene, della costruzione di dimore prestigiose, come il Castello Porto-Colleoni-Thiene e la Villa Thiene-Cornaggia. Tale periodo di pace e di tranquillità favorisce l'economia, lo sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento e la produzione artigianale della lana e della seta, affermata anche in altri paesi della Pedemontana. Aumentano di conseguenza le attività commerciali e il mercato rurale del vecchio borgo medioevale risulta sempre più insufficiente alle mutate esigenze di un centro in continua espansione. I Thienesi cercano allora di ottenere dalla Repubblica Veneta la possibilità di un "mercato franco" cioè esente da tributi, al fine di favorire scambi commerciali ancora maggiori e risollevare le sorti economiche di un paese colpito dalla carestia degli anni 1466-69. La concessione del “mercato franco” avverrà nel 1492 dopo i fatti d’arme di Rovereto.
La Battaglia di Rovereto
E' la vittoriosa battaglia di Rovereto che favorisce la nascita del mercato "franco". I Thienesi nel 1487 rispondono prontamente all'appello delle Serenissima nella guerra contro i Tedeschi e un drappello di 500 giovani, al comando del Conte Giangiacomo Thiene prende d'assalto il castello di Rovereto dove riesce ad entrare per primo e ad innalzare lo stendardo di San Marco. L'episodio serve a richiamare l'attenzione della Repubblica di Venezia e procura un pubblico riconoscimento per la fedeltà e il valore dimostrati, tanto da far ottenere, secondo alcuni, il titolo di "cittadini". Ma i Thienesi non si accontentano del titolo e, animati dal loro spirito di intraprendenza commerciale, puntano ad ottenere la concessione del mercato "franco". Il I marzo 1492 nel corso della "vicinìa" generale (l'assemblea dei capifamiglia), alla presenza del Vicario Girolamo Valmarana, viene deciso di inoltrare al senato veneziano una supplica per la concessione del mercato, cui il Doge Agostino Barbarigo, ricordando la fedeltà e i meriti dei thienesi nella presa di Rovereto, risponde affermativamente con una ducale il 6 ottobre successivo. Venezia si ingrazia così non solo Thiene ma tutto il circondario che su di essa gravita e specialmente quell'ampia fascia pedemontana e quella prossima al confine, politicamente più esposta e meno controllabile.
Il primo "mercato franco"
La notizia della concessione del mercato giunge a Thiene accolta con suoni di campane, festeggiamenti e fuochi d'artificio, al grido "Viva Thiene, viva il suo mercato". E i Thienesi non perdono tempo e già il primo lunedì di novembre, come si rileva da una nota del notaio Marco Bertizzolo apposta in calce al verbale dell'assemblea, organizzano il primo mercato "franco". La nuova opportunità contribuisce alla ripresa dell'economia cittadina in quanto la franchigia dai dazi favorisce gli scambi commerciali e la partecipazione di più numerosi mercanti forestieri, ma consente anche ai numerosi artigiani thienesi di commercializzare i propri prodotti.
Dal '500 ad oggi un commercio in crescita
A partire dal Cinquecento numerose botteghe si insediano nel centro storico, nell'antica contrada della piazza, ma anche nelle altre contrade. Le "merzerie" legate all'artigianato laniero, altre legate alle produzioni dei fabbri che lavoravano il ferro o dei "calderari" che lavoravano il rame e il bronzo producendo secchi, pentole e cazzeruole, altre ancora che commercializzavano i prodotti dei falegnami o degli "scarpari", infine quelle per il commercio del frumento, della segala, delle "biade", etc. Con lo sviluppo dell'arte medica va collegata anche la nascita e l'espansione di un'altra attività ad essa strettamente collegata, quella cioè delle farmacie o come si chiamavano allora "aromatorie". Nel 1543 appare per la prima volta il nome di uno speziale, "Bartolomeo Ferracini Aromatario di Schledo", che teneva bottega nella contrada della Piazza. Nel Seicento la crescita delle "botteghe" dimostra che il cardine dell'economia thienese è ormai costituito dal settore commerciale. I documenti testimoniano anche la presenza di "botteghe di barbarìa" e di "schiopetero" (armaiolo), altre di "casolino" e varie "osterie".
Oltre 50 bancarelle al mercato del Seicento
Anche il mercato assume sempre maggior importanza e gli amministratori locali mettono a disposizione dei "traficanti" i banchi necessari per esporre le merci da vendere. Un inventario del 26 febbraio 1688 conta ben 102 cavalletti e 82 assi di "pesso di Vicenza" affidati a Francesco Stella, il "Tavollaro" che aveva il compito di distribuire, raccogliere e conservare il materiale. Un buon numero di bancarelle pubbliche quindi, almeno 50, cui si aggiungevano probabilmente quelle personali dei commercianti locali, a testimonianza dell'ampiezza alquanto ragguardevole raggiunta dal mercato alla fine del seicento. La piazza di Thiene assume sempre più una particolare importanza per il rifornimento granario del territorio circostante fino all'Altopiano di Asiago e nella seconda metà del seicento i nobili Franzani costruiscono un magazzino che per le sue dimensioni viene chiamato "l'Arsenale".
Orefici, caffè e biliardo
Nel Settecento operano a Thiene un centinaio di botteghe, 23 liberi professionisti, 500 artigiani, vi sono inoltre carrettieri, cavallari e la cittadina acquista, secondo Nicola Scudella, una conformazione sempre più specifica. Accanto alle vecchie botteghe artigiane, appaiono ora anche quelle di "mercanzia" o "chincaglie", dove è possibile trovare oggetti particolari o addirittura stravaganti che sono entrati a far parte del corredo delle case. Nel 1699 compaiono un orefice e i primi "Caffè", in uno dei quali funziona anche una "Sala da biliardo". Lo sviluppo dell'allevamento bovino nelle grandi stalle delle ricche famiglie favorisce anche il commercio caseario. Operano mercanti di formaggio e di burro, nei "casolini" si vendono ricotte. Ma si commercia anche la canapa: la materia grezza, acquistata dai mercanti thienesi, veniva lavorata da numerose filatrici e tessitrici che sapevano ricavarne un buon filato e della bella tela da vendere nei negozi e al mercato. E con la canapa si sviluppa la fabbricazione e la vendita delle corde di canapa.
Contrabbando e dogana
A dimostrazione del ruolo che Thiene ha acquisito, il 29 agosto 1754 il Magistrato dei Cinque Savi alla mercanzia istituisce proprio nella nostra città la nuova dogana del vicentino, per contrastare il contrabbando delle merci provenienti dal nord. Thiene era diventata infatti il punto di confluenza delle nuove strade del contrabbando. Nella Piazza di Thiene vengono fatte confluire le merci di vario genere, che transitavano nella valle dell'Astico, per il controllo di peso e di misura e per la bollatura. Una conferma dell'importanza commerciale del nostro centro è data dalla presenza dei "carrettieri" e dei "cavalari": ben dodici erano le ditte di trasporto operanti a Thiene agli inizi del settecento. Gaetano Maccà, in visita alla fine del settecento ci dà una descrizione concisa ed esauriente della realtà commerciale: "Thiene è provveduto di beccherie, osterie, botteghe di merceria, speziarie, caffè e di altro genere di cose. Ha più piazze per li suoi mercati e per la sua fiera". Tra il Settecento e l'Ottocento, secondo lo storico Giovanni Luigi Fontana, Thiene potenzia la sua funzione di polo territoriale che aveva nel mercato il più forte punto di riferimento per l'ambiente rurale-artigianale circostante e il simbolo di quella "vocazione" mercantile che già rappresentava il maggiore elemento di identità socio-economica del centro. L'ottocento si rivela un periodo piuttosto florido per l'economia thienese con l'intensificarsi della produzione e del commercio dei prodotti caseari. Rinomati per la loro prelibatezza erano i formaggi freschi d'estate, ma non mancava il commercio di burro, uova e pollame. Al mercato numerose donne, provenienti dal contado, si allineavano nella "strabella delle puine" con una cesta coperta da un candido tovagliolo appesa al braccio e vendevano ricotte e pani di burro, come ci racconta Giovanni Rossi.
Thiene "Città"
E a dimostrazione del ruolo acquisito da Thiene, l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe I, con decreto del 19 gennaio 1857, eleva Thiene al grado di "Città", un riconoscimento che viene a portare ulteriore prestigio. Il servizio merci della ferrovia, inaugurata nel 1876, costituisce un supporto notevole ai traffici delle granaglie e del bestiame e l'immagine urbana di Thiene, nonostante gli insediamenti industriali, diventa sempre più quella di una città-mercato. Un elenco dei negozi operanti nel 1876 registra oltre 130 esercizi commerciali e una cinquantina di caffè, alberghi e osterie. Secondo il Giongo al tradizionale mercato del lunedì accorrevano nel 1879 addirittura 10-12 mila persone, il commercio principale era quello delle granaglie e del bestiame, delle pecore e dei suini. Ma nelle bancarelle che popolavano le vie del centro storico si vendeva un po’ di tutto: dai "butirri" al formaggio, ogni sorta di lane, in filo e in cotone, oggetti di ferro e di rame, pelli, scarpe, cappelli di feltro e di paglia, oggetti di vetro, stoviglie, bisotterie e manifatture di legname. E ancora frutta e legumi di ogni sorta e piante giovani da impianto. Sembra quasi di essere già ai nostri giorni...
Il Novecento, la tradizione continua
Thiene, polo economico e di servizi
Il Novecento vede ancora Thiene in prima fila nella realtà commerciale vicentina. La città costituisce, per la sua vivacità e il suo spirito di intraprendenza, un polo di attrazione commerciale con il suo mercato, i magazzini all'ingrosso che servono l'intera provincia e spesso l'intera regione, la sua importanza nel commercio delle granaglie, degli animali e dei tessuti, i sempre più numerosi negozi al dettaglio, il commercio lattiero-caseario con la scuola per "casari" sorta nel 1926 e la mostra delle produzioni lattiero-casearie organizzata dal 1959.
Un'alta densità di addetti
Il censimento delle industrie e del commercio del 1927 ci dà un'immagine del modello economico thienese imperniato sul terziario. Thiene è ai primi posti, a livello provinciale, per quanto riguarda la diffusione delle attività commerciali: ben 338 esercizi per un totale di 712 addetti su 9.685 abitanti ed è al secondo posto subito dopo Vicenza se si osserva la densità degli addetti al commercio: 7,24 ogni cento abitanti. I censimenti degli ultimi trent'anni confermano l'espansione sia del commercio al minuto che di quello all'ingrosso, con una densità di addetti ai servizi nel 1981 pari a 11,6 persone ogni cento abitanti, un dato che pone Thiene al primo posto in provincia di Vicenza.
Ristrutturazione e razionalizzazione
Negli anni '80 comincia la ristrutturazione dell'intero settore distributivo dovuta alle più articolate necessità ed esigenze dei consumatori e alla comparsa della media e grande distribuzione, mentre il commercio è spesso usato come ammortizzatore sociale. Cresce anche la nuova competizione tra Centri commerciali urbani e dei paesi limitrofi e tra Centri commerciali urbani ed extraurbani. In questo contesto la presenza o la carenza delle infrastrutture, quali parcheggi, viabilità, arredo urbano, sviluppo urbanistico, etc, assumono un ruolo determinante. Negli ultimi decenni del ‘900, secondo il ricercatore Gabriele Dal Zotto, si intrecciano nel thienese due fenomeni: una polverizzazione degli insediamenti nel capoluogo con prevalenza degli esercizi di vendita al minuto, ma insieme anche una maggiore diffusione delle attività commerciali nei comuni limitrofi, segno di un benessere e di una ricchezza economica più estesa. Dopo una lunga fase in cui terziario a Thiene è stato sinonimo di commercio, si passa ad una diversa articolazione delle attività. Credito, assicurazioni, consulenza alle aziende, attività di intermediazione rinnovano il panorama dei servizi che la città è in grado di offrire. Il terziario è comunque il motore trainante dello sviluppo degli ultimi anni a dimostrazione che la tradizione commerciale continua.
L'impulso dell'Associazione
Una tradizione che ha ricevuto un notevole impulso dalla vitalità della Associazione Commercianti in questi primi cinquant'anni di attività. Lo spirito associativo è stato e sarà l'arma vincente della sfida del Duemila per poter far fronte ai mutamenti in corso e alla competizione commerciale sempre più stringente. Questo vale soprattutto per la piccola impresa che può contare su di un punto di riferimento qualificato, una vera "àncora" associativa, per continuare a svolgere un ruolo preciso e garantire una funzione sociale a servizio della comunità, in particolare delle zone disagiate, delle persone anziane, sole o con problemi di trasferimento. Il futuro del piccolo commercio, che dobbiamo augurarci non abbia mai a scomparire, sta nella valorizzazione delle risorse umane e delle singole imprenditorialità, in una nuova e specifica professionalità, in una strategia comune dei gruppi e delle categorie merceologiche. L'avvenire si fonda anche su una nuova cultura imprenditoriale, sull'educazione delle nuove generazioni alla cultura del servizio; educazione e cultura che potranno essere acquisite e continuamente migliorate "insieme" con l'aggiornamento e la formazione.
La Fiera Franca
Dopo la concessione
Dopo la concessione, ottenuta dal doge di Venezia Agostino Barbarigo nel 1492, di tenere un mercato franco da dazi ogni lunedì, la vivacità commerciale di Thiene aumenta notevolmente, tanto che meno di due secoli dopo, nel 1640, un altro doge della Serenissima, Francesco Erizzo, autorizza i Thienesi a gestire una "fiera franca" per il bestiame da tenersi il 24 giugno di ogni anno, in occasione della festa di San Giovanni, patrono della città. La contrattazione, gli scambi e le vendite degli animali, pezzo forte della fiera, si articolavano in tre spazi. Chi era interessato ai bovini si recava nel mercato dei buoi, ora piazza Rovereto, dove troneggiava, fino al secolo scorso, una bellissima fontana con la testa di bue. Schioccar di fruste, grida, incitamenti... I potenziali compratori guardavano e riguardavano le bestie in vendita, le pesavano ad occhio e spesso sbagliavano solo di qualche chilogrammo. Tiravano per la giacca qualche mediatore, quello con l'aria di intendersene più di ogni altro. Osservavano il pelo della mucca per cercare di indovinare quanto latte produceva. Si proponevano prezzi, si trattava e si ritrattava, infine qualche poderosa manata sulle spalle indicava che l'affare era fatto. Ovini e suini venivano esposti nel mercato delle pecore, ora piazza Cesare Battisti. Anche qui una pittoresca fontana con la testa di pecora dominava la piazza. Gente che andava e veniva, urla dei mercanti per attirare clienti, mediatori che si accalappiavano gli acquirenti... Era tutto un fermento. Per pollame e uova si andava invece nella più centrale piazza Chilesotti dove le comari, attorno alla fontana, si scambiavano novità e pettegolezzi. In seguito tutta la fiera venne spostata al Bosco. All'ombra degli ippocastani si commerciavano buoi, pecore, asini, porci, capre, mucche, vitelli, muli e una grande quantità di cavalli, ma le compravendite riguardavano pure vetture, finimenti, attrezzi rurali e molti altri oggetti. Non mancavano, per interessati e curiosi, fontane, stalli, alberghi e caffè. La fiera contemplava anche attrazioni per sollecitare l'afflusso di pubblico: corse di cavalli, fuochi d'artificio, giostre e mille altri divertimenti. Nelle locandine della "Fiera di San Giovanni" degli anni '30 e '40 si parla di grande tiro al piccione, di concerti bandistici e tombole di beneficenza, di gare bocciofile e di tiro a segno. Ed ancora della mostra delle vetrine con assegnazione dei diplomi, del concorso dei torelli e di corse ciclistiche. E la fiera franca di animali si chiudeva spesso con premi al miglior gruppo di almeno 6 cavalli da tiro, di almeno 6 bovini delle razze bruna, burlina e grigia, di almeno 12 suini da allevamento. La fiera del terzo lunedì di ottobre risale invece al 18° secolo, ma nessun documento accerta la data della sua istituzione. Esiste solo una relazione presentata al principe viceré, venuto a Thiene il 7 agosto 1819, in cui sta scritto "Vi sono due fiere, l'una di giugno, l'altra di tre giorni in ottobre".
1492-1992
Il cinquecentesimo anniversario
Nel 1992, in occasione del cinquecentesimo anniversario della concessione a Thiene del “Mercato franco” da parte del Doge Agostino Barbarigo, l'Associazione Commercianti e il Comune di Thiene hanno voluto ricordare i fatti di quel lontano 1492 organizzando per sabato 10 ottobre una rievocazione storica, con sfilata di personaggi in costume, spettacoli di sbandieratori e rappresentazioni teatrali dei principali avvenimenti: la Battaglia di Rovereto, la convocazione della Vicina con il Vicario e il Decano, l'udienza del Doge, il corteo ducale, la concessione del Mercato Franco. Dal 1992 ad oggi, la rievocazione della Concessione del Mercato Franco, che è stata arricchita e completata dal Mercato Rinascimentale in costume è diventata nel corso degli anni una manifestazione di rilevanza internazionale. Un evento che è cresciuto nel tempo, riuscendo a coinvolgere l’intera città e il territorio del mandamento, con successi sempre maggiori, fino a diventare un appuntamento storico, culturale e folcloristico di grande richiamo. Nessuno allora pensava che la manifestazione avrebbe raggiunto i livelli attuali: alla sfilata in costume si sono affiancati il Mercato Rinascimentale in costume e la “Fiera Franca”. Spettatori e visitatori sono andati sempre più aumentando e l’appuntamento ha saputo soprattutto coinvolgere nell’organizzazione i cittadini di Thiene e del circondario, gruppi e associazioni locali, che si sono fatti parte attiva diventando i veri protagonisti della manifestazione. Con la Rievocazione storica degli avvenimenti che hanno segnato un momento decisivo nello sviluppo della "Terra di Thiene", si punta da un lato a rafforzare il comune senso di appartenenza ad un territorio e ad una comunità ricca di valori, di storia e di tradizioni e dall'altro a riscoprire le proprie radici. Una manifestazione che valorizza ed esalta l’immagine del commercio, uno dei punti cardine dell’economia locale, con una serie di eventi che ogni anno si confermano ricchi di suggestioni, suoni, colori e sapori rinascimentali. Un appuntamento con la storia, il folclore e le tradizioni, che mette in scena la vocazione commerciale della "Terra di Thiene" assicurando ai visitatori un suggestivo tuffo nel passato e un magico ritorno alle origini.